Simone Cristicchi si rese protagonista di un pesante attacco al Papa che non tutti ricordano, ma cosa accadde? Andiamo a scoprirlo.
Il cantante è tra i concorrenti in gara al Festival di Sanremo, ma non tutti ricordano quello che accadde diverso tempo fa con la Chiesa.

Tra le canzoni più belle della kermesse della musica italiana c’è sicuramente Quando sarai piccola, un brano che ha portato l’artista a gareggiare per il 75esimo festival della canzone italiana e che lo proietta anche tra i favoriti per la vittoria finale. Una possibilità che non rappresenterebbe una novità, ma una conferma visto che Simone la kermesse l’ha già vinta in passato.
Il successo arriva nel 2007 quando da semi-sconosciuto trionfa nella categoria Campioni con il brano Ti regalerò una rosa, una canzone davvero molto emozionante e in grado di far venire i brividi sulla schiena. L’artista classe 1977 romano è di certo un personaggio straordinario della musica italiana che ha riscritto un genere con delle tinte pop che si sono mescolate al rap di inizio carriera.
E proprio in quel momento decise di attaccare il Papa e i fedeli con delle parole forti che alzarono grandissima polemica. Una situazione che però venne ripresa in esame oltretutto nel proseguimento della sua carriera quando questi divenne ancora più famoso, raggiungendo dei livelli straordinari. Ma cosa accadde?
Simone Cristicchi e la pesante offesa al Papa
Era il 2005 e Simone Cristicchi, all’epoca appena 28enne, si faceva chiamare ancora Rufus. Con una canzone arrivò a subire una forte censura e lasciò tutti senza parole anni dopo. Questo perché quel brano non uscì mai ufficialmente, ma poi fu ripescato grazie al web. Censurata dalla casa discografica fu ripescata in freedownload.

La canzone si chiamava Prete e porto Simone a dire: “Ho lottato fino all’ultimo momento per inserirla nel disco, ma alla fine hanno vinto loro”. La canzone parlava di Chiesa e del Papa, attaccava i fedeli parlando della fede come di qualcosa di sbagliato, di fuorviante. Frasi pesanti anche da ripetere e che rappresentavano una precisa intenzione.
La frase centrale che fece scalpore era ” Alimentare e tenere in vita la bugia più grande della storia” riferendosi appunto al cattolicesimo con ferma intenzione. Sono passati tanti anni da quel momento e lo stesso Cristicchi ha cambiato idea ritrovando una spiritualità molto forte.
In un’intervista all’Avvenire nel 2015, Cristicchi dichiarò: “Forse oggi sono un’altra persona rispetto a quella che ha scritto quel testo. Alcune cose le penso ancora, e cioè che Gesù si vergognerebbe di una chiesa ricca e con le banche piene, ma non era quello il modo giusto. Lo considero uno sfogo adolescenziale dai toni sbagliati e infatti non la canto da dieci anni. Oggi utilizzerei non più il sarcasmo ma la poesia, però l’intento sarebbe lo stesso, un invito a leggere e vivere il Vangelo in maniera più autentica”.
Il cambiamento di Simone Cristicchi
Simone Cristicchi è cambiato molto, le sue canzoni hanno iniziato piano piano a rappresentare sempre messaggi più positivi, più emozionanti e in grado di far conciliare con la fede. Ha perso quella cattiveria e aggressività che ha lasciato col suo vecchio nome d’arte, Rufus.

E l’ha fatto con una personalità al di fuori del comune, ammettendo i suoi errori e cercando di far capire anche quali erano i pensieri di quei giorni ormai lontani vent’anni ma che hanno scosso l’attenzione del pubblico italiano.
Proprio a Famiglia Cristiana ha raccontato di essere “un credente fuori catalogo. Il mio sogno è chiedere al Papa cos’è per lui la felicità”. Sono parole di una persona che ha fatto un suo percorso cambiando molto e lasciandosi alle spalle le credenze del passato.